lunedì 2 novembre 2009

Pensieri 117


La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste il dolore, ma che dipende da noi trarne profitto (Tagore, Sadhana).


L’uomo è un apprendista, il dolore è il suo maestro, e nessuno conosce se stesso finché non ha sofferto (A. de Musset, Poesie nuove).


Credo che le malattie siano chiavi che possano aprirci alcune porte. A ogni modo c’è uno stato di salute che non ci permette di capire tutto (André Gide).


Chi non ha mai sofferto, non ha mai vissuto. Chi è coperto di cicatrici, possiede un particolare ardore (E. Kübler-Ross, La morte e il morire, Cittadella, Assisi 1982).


La Chiesa è una misteriosa estensione della Trinità nel tempo, che non soltanto ci prepara alla vita unitiva, ma ce ne fa già partecipi. Essa proviene dalla Trinità, ed è piena della Trinità (H. de Lubac, Paradosso e mistero della Chiesa, Jaca Book, Milano 1979, 25).


La Chiesa che vive nel tempo per sua natura è missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e della missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la sua origine (Concilio Vaticano II, AG).


Il Signore Gesù quando prega il Padre, perché “tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola”, mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé (Concilio Vaticano II, GS 24).


Dio si rivela in quello che costituisce l’aspetto più profondo della sua divinità e manifesta la sua gloria, proprio facendosi servitore, lavando i piedi delle sue creature (Hans Urs von Balthasar, “Mysterium paschale”, in MS 6, Queriniana, Brescia 1971, 171).


L’uomo odierno potrà accogliere un annuncio di Dio solo se lo sentirà coinvolto nei drammi della sua esistenza, come un Dio non lontano, ma vicino, come un Dio Amore (M. Bordoni, “Presentazione”, in Una “rilettura” di Dio nella cultura contemporanea, a cura di G. Mura, Città Nuova, Roma 1995, 17-21).


Non sono più ormai né la ragione, né la libertà, forme virili della modernità, l’ostacolo per il riconoscimento di Dio. La difficoltà maggiore è ormai proprio il dolore, nei confronti del quale nessuna teodicea consolatoria è più possibile. E’ proprio il problema del dolore a riaprire le porte ad un nuovo incontro con Dio e con il suo vero volto (M. Bordoni, Ivi, 17).


Lo spartiacque fra il teismo e l’ateismo passa oggi attraverso le frontiere del dolore, la cui morsa, anche se in modo analogico, non risparmia nemmeno Dio e la cui punta massima è senza dubbio il momento della morte del Figlio. L’amore è alleato diretto del dolore e non c’è prova più grande di amore che dare la vita per le persone amate. Se Dio è amore, la sua massima manifestazione si ha nell’amore crocifisso. Il crocifisso è il linguaggio con cui Dio ha manifestato pienamente se stesso, l’autodefinizione di Dio espressa in linguaggio umano, la vera immagine di Dio (G. Frosini, La Trinità mistero primordiale, EDB, Bologna 2000, 117-118).



La natura in parte spirituale dell’amore sessuale umano (il cui dinamismo tende verso una spiritualizzazione crescente, specialmente grazie al gioco delle grazie sacramentali del matrimonio) è sufficiente perché si possa dire, al contrario di san Tommaso d’Aquino, che questo esempio è assai ben scelto per rappresentare l’immateriale processione delle divine Persone. L’uomo è insieme un essere materiale e spirituale; non sarebbe possibile avere una rappresentazione puramente immateriale delle divine processioni, non c’è possibilità di conoscenza umana senza immagini radicate nella materialità del mondo corporale; l’amicizia è il bene umano per eccellenza e l’amicizia coniugale la forma più perfetta, secondo lo stesso san Tommaso; come allora non concludere che l’amore coniugale e il suo frutto, il figlio, frutto eminentemente spirituale, e non solamente materiale, è la rappresentazione più perfetta, più pienamente umana, nell’ordine naturale, del mistero della santissima Trinità? (B. de Margerie, La Trinité chretienne dans l’historie, Paris 1975, 374)



Non volere se non ciò che Dio vuole e affidarsi completamente a lui per il tempo e per l’eternità; è questo un sacrificio che gli è certamente gradito. Questa disposizione di essere pronto a tutto, questo lasciar fare, questa accettazione con amore di tutto ciò che accade, come una volontà o un’autorizzazione divina, è un olocausto che è caro a nostro Signore (Leone Dehon).



Preghiere
Spirito Santo Paraclito perfeziona in noi l’opera iniziata da Gesù; rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero; accelera in ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore; dà slancio al nostro apostolato che vuol raggiungere tutti gli uomini e popoli, tutti redenti dal sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia; nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio fino alla croce; tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste, e a quella effusione di Te, o Spirito Santo d’amore, che il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa, e sulle istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen. (Papa Giovanni XXIII, Pentecoste 1962).





___Fa’, Signore, che tutti gli uomini di buona volontà di tutte le religioni, a Nord e a Sud, in Oriente ed in Occidente, in responsabilità comune,demoliscano le montagne dei malintesi,riempiano i fossati dell'odioe spianino strade verso un futuro in comune.Fa’ che tacciano le armi nell'unico nostro mondo,e fa’ invece risuonare più forte l'appello alla pace,per tutti, senza differenze.Signore, unico Dio: fa’ di tutti strumenti della tua pace!


Da Preghiera ecumenica 2003 di Hermann Schaluck, ofm -


Padre Lino Pedron


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